Recensione: Half Bad - Sally Green

Buonasera lettori!

Come procede il vostro fine settimana? Qui a Venezia non si è ancora capito se siamo a giugno o a novembre, e ai temporali pomeridiani alterniamo azzurri cieli serali. Poi, tempo dieci minuti, e grandina.

Mi sono finalmente decisa a recensire Half Bad. In realtà volevo aspettare di finire almeno il secondo volume della trilogia, ma dato che l’ho momentaneamente (parola chiave!) accantonato, eccomi qui. Quando ho finito di leggere Half Bad non ho aspettato neanche 10 minuti prima di buttarmi a capofitto in Half Wild, quindi, ecco, pensavo sarebbero dovuti andare insieme anche nelle recensioni.



Titolo: Half Bad
Autore: Sally Green
Anno: 2014
Editore: Rizzoli

Rating: ★★★★

La magia esiste, ed è spaccata da una guerra millenaria. Appartenere a un fronte definisce il ruolo di ciascuno nel mondo, garantisce compagni e alleanze; ma soprattutto decide chi sono i nemici, che vanno giustiziati senza rimorso. Nathan vive in una zona grigia: figlio di una maga Bianca e dell'Oscuro più terribile mai esistito, cresce nella famiglia materna, evitato da tutti, vessato dalla sorellastra, perseguitato dal Concilio che non si fida di lui e anno dopo anno ne limita la libertà, fino a rinchiuderlo in una gabbia. La stessa guerra che divide il mondo della magia si combatte nel cuore di Nathan, in perenne bilico tra le due facce della sua anima, che davanti alla dolcezza di Annalise vorrebbe essere tutta Bianca, e invece per reagire alle angherie si fa pericolosamente Nera. Ma è difficile restare aggrappato alla tua metà Bianca quando non ti puoi fidare della tua famiglia, della ragazza di cui ti sei innamorato, e forse nemmeno di te stesso.




Mi sono avvicinata a questa trilogia (Half Life) leggendo Carry On di Rainbow Rowell, che ha scatenato in me un ritrovato amore per le storie di magia. La trama mi aveva incuriosito molto e non mi ha deluso. Devo ammettere che l’inizio è stato un po’ ostico (la seconda persona proprio non mi va giù) e ci sono state alcune parti un po’ lente, ma, tra alti e bassi, direi che mi è piaciuto.

La storia è ambientata in una Londra magica (perché sempre Londra, poi?), divisa tra Incanti Bianchi e Incanti Neri, rispettivamente i maghi buoni e i maghi cattivi. I maghi non hanno poteri fino a 17 anni, quando, con la cerimonia del dono, riceveranno il loro potere dalla famiglia. Il protagonista è Nathan, né bianco, né nero: Nathan è l’unico Mezzo Codice al mondo, figlio del più potente Incanto Nero (a cui ho giurato amore eterno, sono un caso perso, lo so) e di una Incanto Bianco, e per questo odiato da tutti, in primis da sua sorella Jessica. Ma nella sua famiglia ci sono anche la nonna, suo fratello Aaran e sua sorella Deborah, che, invece, lo difendono e sostengono. Anche Annalise, sua compagna di classe e Incanto Bianco, sembra essere dalla sua parte, e Nathan finisce per innamorarsene. Per vederla si troverà ad andare incontro a mille pericoli, primo tra tutti, la famiglia stessa di Annalise. La faccenda però si complica quando vengono scoperti e con il Consiglio che continua a prendere provvedimenti contro i Mezzo Codice, la situazione gli sfuggirà completamente di mano. A questo punto, neanche l’amore della sua famiglia potrà aiutarlo.

Il libro si apre con l’immagine di Nathan in gabbia, con una seconda persona tanto ostica, quanto potente. Leggendo è come se ti trovassi tu stesso incatenato in gabbia, come se fossi tu stesso a patire le ingiustizie descritte. Il volume è quasi per intero incentrato sui soprusi subiti da Nathan e l’azione vera e propria si può dire inizi solo verso la fine. Diciamo che ho visto questo primo volume un po’ come un prologo sfuggito di mano, il che vi può far capire perché mi sia gettata subito nella lettura di Half Wild dopo neanche 10 minuti aver finito questo libro.

La vicenda di Half Bad si basa sul capovolgimento dell’associazione bene e male ai colori bianco e nero. Gli Incanti Bianchi sono veramente i buoni? È impossibile non domandarselo mentre si legge delle crudeltà a cui viene sottoposto Nathan: solo perché il fine delle loro azioni è quello di evitare che gli Incanti Neri facciano del male ai Profani, le persone non magiche, si può dire che siano giustificati? La mia opinione, è ovviamente no. Le azioni dei Bianchi, per quanto possano sembrare giustificabili, non possono non essere giudicate brutali e dittatoriali.

Uno dei temi che troviamo in Half Bad è quello del pregiudizio: sentiamo la necessità di catalogare sempre ogni cosa, bianchi o neri, buoni o cattivi, senza invece soffermarsi su ciò che è veramente importante, l’individuo. Nathan per tutta la sua vita è stato giudicato in quanto figlio di Marcus e, in quanto tale, una minaccia. Si ritrova incastrato in questa tela di pregiudizi e macchinazioni e non si può fare a meno di provare empatia nei confronti di questo ragazzo che cresce senza sapere chi sia. Non solo non c’è in lui un senso di appartenenza, né bianco, né nero, ma c’è una continua lotta tra ciò che sa di essere e ciò che la società vuole che lui sia. Quando il suo corpo inizia a manifestarsi come quello di un Incanto Nero è spaventato e si attacca alle parole di sua nonna “Sarai mezzo nero, ma sei anche mezzo bianco”. L’idea che essere bianco significa essere buono è posta su di lui da sempre, e nel momento in cui inizia a dover fare i conti con un corpo da Nero è spaesato.

«Mi sta succedendo, Arran. Lo sento. Sono un Incanto Nero.»
«È il tuo corpo, non tu. Il vero te non ha niente a che fare con un Incanto Nero. Hai qualche gene di Marcus in te e qualche gene di Saba. Ma questa è solo una cosa fisica. E non sono le cose fisiche, i geni, il Dono, che fanno di una persona un Incanto Nero. Devi crederci. Conta come pensi e come ti comporti. Non sei malvagio, Nathan. Niente in te è malvagio. Avrai un Dono potente – ne siamo tutti convinti – ma sarà il modo in cui lo usi a dimostrare se sei buono o cattivo.»
Quasi gli credo. Non mi sento cattivo, ma ho paura. Il mio corpo fa cose che non capisco e non so cos’altro combinerà. Sembra che abbia una volontà sua e mi spinga per un sentiero che devo seguire, portandomi fuori da me, costringendomi a lasciare la mia vecchia vita. E i rumori nella mia testa… anche loro sembrano portarmi via dalle altre persone.
Tutte le volte che Jessica diceva che ero mezzo Nero, la nonna rispondeva “Anche mezzo Bianco”. E io ho sempre pensato che i geni di mia madre e di mio padre si mischiassero nel mio corpo, ma ora credo che il corpo sia di mio padre e lo spirito di mia madre. Forse Arran ha ragione, il mio spirito non è malvagio, ma devo affrontare un corpo che fa cose strane.


Nathan, quando poi sarà sopraffatto dalla brutalità del Consiglio, dalla crudeltà dei bianchi, accetterà allora il suo essere nero. Ma essere neri significa veramente essere cattivi? Marcus, indubbiamente, non ha la fedina penale pulita, ma la fiducia cieca e l’ammirazione che Nathan ha verso questo padre che non ha mai incontrato, influenza un po’ anche il lettore. O almeno, io non ho potuto fare a meno di essere d’accordo con Nathan: Marcus lo pensa sempre. Il che porta a chiedersi: gli Incanti Neri sono veramente incapaci di amare?
Mi è piaciuta l’idea di base della trama: non Incanti Bianchi contro Incanti Neri, ma odio contro meno odio? Dire amore mi sembra dire troppo. Ho apprezzato molto la rottura nel canone Buono-Cattivo associato ai colori bianco e nero che permette all’autrice di sottolineare l’importanza di soffermarsi sull’individuo e non sul gruppo. Questo poi è un tratto che si sviluppa egregiamente (ma come parlo forbito, oggi?) in Half Wild, e sinceramente è una delle cose che mi sta piacendo di più del secondo volume della trilogia. Manco a dirlo allora, mi è piaciuta la leggerezza con cui ha affrontato temi potenti, senza mai renderli banali. È un libro che senz’altro fa riflettere e il fatto che il target di lettori sia da 13 anni in su è una gran cosa, perché una coscienza morale forse è il caso di svilupparla fin da ragazzini.
Non mi è piaciuto l’uso della narrazione in seconda persona e i continui salti tra seconda e prima persona, presente e passato. L’inizio è stato abbastanza ostico anche per quello e in alcuni tratti la narrazione è un po’ lenta.

Poi a volte avrei preso Nathan per i capelli e gli avrei sfranto la testa contro il muro, ma quello è un mio problema e non è, di per sé, una pecca del libro.


2 commenti:

  1. Ciao! :) Complimenti per la recensione, mi ci sono ritrovata molto, anche se ammetto di aver adorato l'uso della seconda persona alternata alla prima. Di solito non è una cosa che mi entusiasma, ma ho trovato che l'autrice sia riuscita ad usarla molto bene (e ne ho sentito la mancanza nel secondo libro!)

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    1. Ciao! Grazie mille :) Si, è vero ha usato molto bene la seconda persona, era molto ad effetto, però, boh, forse non ci sono abituata e quindi non mi sono trovata molto bene :/

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