Recensione: Raven Boys - The Raven King

Buonasera lettori! Come state? 

Io oggi ho avuto l'ultima lezione del semestre, il che da un lato è una gran cosa, così posso finalmente dormire qualche ora in più, ma dall'altro significa che tra due settimane inizia la sessione estiva e vorrei sotterrarmi. È da prima che vago nei meandri di internet alla ricerca di un libro da leggere, perchè sì, ho una lista chilometrica, ma ora come ora non voglio leggere nessuno di quelli nella lista. Ah, la dura vita del lettore.

Come promesso, ecco la recensione di The Raven King, quarto e ultimo (sigh, sob) libro della saga The Raven Cycle. Ho molti feels al riguardo e se anche voi ne avete lasciate un commentino e possiamo struggerci insieme. 



Titolo: The Raven King
Autore: Maggie Stiefvater
Editore: NON EDITO IN ITALIA
Anno: /


Nothing living is safe. Nothing dead is to be trusted. 

Per anni Gansey è stato alla ricerca di un re perduto. Uno alla volta, ha coinvolto altre persone: Ronan, che deruba i sogni; Adam, non più padrone della sua vita; Noah, la cui vita non è più una menzogna; e Blue, che ama Gansey... e che è destinata ad ucciderlo.

In questo ultimo atto sogni ed incubi sono la stessa cosa. Odio e amore, inseparabili. 






Allora, prima di tutto, ma quanto è figa la copertina?
Poi, per dovere di cronaca devo dire che questo libro mi ha fatto incazzare con me stessa, con il mondo e con la Stiefvater. Questo libro è stata un’incazzatura dietro l’altra e lo leggerei di nuovo. Ho molti sentimenti riguardo a The Raven King, quindi non posso garantirvi una recensione senza spoiler.

La prima cosa ad avermi dato alla testa è il frontespizio, perché se tanto mi devo arrabbiare, conviene farlo per bene e partire dalle minuzie, cercando tutti i peli in tutte le uova del mondo.

Il Financial Times definisce The Raven King come “full of deliciously illicit, star-crossed love”.
E ok, ci sta, ma non puoi ridurmi il libro a questa frase. Perché è molto più di questo. Sì, Blue e Gansey hanno il loro happily ever after, e quindi? Vogliamo ridurre quattro libri solo a questo? A un bacettino a stampo nell’ultimo capitolo del libro? Ok, sono io la prima ad averne dette di cotte e di crude su questo star-crossed love tra Blue e Gansey, su quanto non mi piaccia, su quanto mi sia stato difficile finire il primo libro, andando avanti con l’idea che tanto si mettono insieme, si baciano e lui muore. Diamine, sono andata avanti per settimane a dire a chiunque fosse disposto ad ascoltare di questo libro che stavo leggendo in cui lei si mette con lui, poi lo bacia e lui crepa e-però-non-è-ancora-successo. Quindi potete immaginare come il mio disappunto nel leggere quella frase del Financial Times abbia un po’ stupito anche me. L’ho letto, ho provato suddetto disappunto e ho pensato “Aspetta, ma a me non stava sulle palle il romanticismo?”. Il bello della lettura è che può riuscire a farti cambiare idea: un po’ come il liceo classico, che apre la mente e spacca i coglion-  ehm. Dicevo. La Stiefvater ha costruito la storia in maniera esemplare e Blue, da mezza calzetta che era, è riuscita a diventare una protagonista a tutti gli effetti e io sono, finalmente, riuscita ad apprezzarla. Sono riuscita a staccare il suo personaggio dal preconcetto di Mary Sue che si pomicia il Protagonista Maschile, perché l’autrice non sta sempre a rimarcare questo fatto. 
, Blue è innamorata di Gansey. 
, Gansey è innamorato di Blue. 
Fine
E ora vi parlerò di quella volta che Noah ha messo della tinta verde nello shampoo di Ronan.
La loro storia d’amore (Gansey e Blue, non Ronan e Noah, Dio ce ne scampi e liberi) è sempre presente ma al tempo stesso non è invasiva, ha lo stesso peso nella narrazione di quanto possa averne Cabeswater.

Già più accomodante e, a parer mio, totalmente azzeccato, è il “a magnificent and haunting love story” di YoungScout.org. The Raven King, e tutta la saga, è infatti una storia d’amore. D’amore romantico, d’amore adolescenziale, amore fraterno, amore filiale, amore per sé stessi, di amore perso, amore trovato, di amore la storia, amore per la cultura, per l’avventura. Tutti si amano, tutti soffrono e io mi sarei cavata il cuore dal petto, girando l’ultima pagina. Ecco, se dovessi consigliare The Raven King, lo presenterei come un libro sull’amore. Perché sì, è Cabeswater e Glendower che ci hanno tenuti attaccati al libro fino all’ultima pagina, ma quello che ci resta sono i sorrisi che Ronan riserva a Matthew, le chiamate a notte fonda tra Gansey e Blue, il signor Gray che regala un coltellino a Blue, la crema per le mani e le mix-tape di Ronan, Adam che fa risuonare Murder Squash Song in mezzo a Cabeswater solo per strappare un sorriso a Ronan. La cosa che più ci rimane è il rapporto che si è instaurato tra i personaggi, le piccole cose che fanno notare quanto l’uno tenga all’altro. Come nella vita reale. Ecco, se la Stiefvater avesse descritto di un gesto plateale tra Gansey e Blue, o tra Ronan e Adam, l’avrei mandata a cagare e cestinato il libro (metaforicamente parlando). Invece è riuscita a mostrare l’amore nelle piccole cose e facendo ciò l’ha immortalato nel modo più autentico possibile. Quindi sì, secondo me The Raven Cycle è una saga sull’amore.

E, visto che siamo in tema, oltre che al fatidico (in più di un senso) bacio tra Gansey e Blue, si ha anche un altro bacio che si aspettava con ansia. Ammetto di aver riletto il capitolo 39 un imbarazzante numero di volte ma era non solo scritto benissimo ma anche una piccola gioia in un mare di sofferenza. Se ho apprezzato la storia tra Gansey e Blue, ho amato quella di Ronan e Adam. È stato un crescendo da The Dream Thieves e in The Raven King c’erano punti in cui non sapevo più se stavo leggendo un libro o una fanfiction ed è stato bellissimo. Ci sono passaggi in cui c’è Ronan allo stato puro, in cui si legge a chiare lettere tutto ciò che prova per Adam. Il crescendo della loro storia è culminato in un modo totalmente inaspettato: oddio, la Stiefvater descrive la scena con una lunga perifrasi che ti fa capire che era ovvio, ma io ero lì, seduta in cucina mentre mi bolliva l’acqua e loro, toh, si baciano, così, senza preavviso. C’erano le mie coinquiline che parlavano di qualcosa e io le ho interrotte con un urlo disumano sulle note di “l’ha baciato”. La scena successiva che li rivede insieme (il capitolo 39, appunto) è veramente bella e per un momento ho temuto che non sarei più riuscita ad arrivare al capitolo 40. Sì, lo so, ho dei problemi.

Secondo motivo di incazzatura: il dolore.

Maggie, Maggie cara, se avessi voluto leggere di gente morta, avrei letto ASOIAF (#ritornodiJonSnowisthenewPasqua). C’è una qualche morbosa gioia, a me fortunatamente sconosciuta, nell’uccidere personaggi secondari e, nel farlo, infliggere dolore a tutti, me compresa. Sono arrivata ad un certo punto della storia in cui sarei voluta entrare nel libro, portare fuori Ronan e urlare alla Stiefvater: “Basta, me lo prendo io finchè tu non impari a trattarlo come si deve!”. Della serie, non ti è bastato quello che gli hai fatto passare fino ad ora? Perché continuare? Ugualmente per Adam, per cui il peggio non c’è mai fine. C’è una frase che mi ha praticamente sradicato il cuore dal petto. Adesso non ricordo le parole esatte, ma Adam pensava che lui in fondo sarebbe dovuto essere abituato al dolore e quello che stava provando in quel momento era così straziante solo perché nei giorni precedenti era stato troppo felice. E cioè, che persona sei per infliggere altro dolore a qualcuno che dice di essere abituato a soffrire? Ma almeno qui la Stiefvater ha avuto la decenza di ammettere su Twitter di aver pianto per Adam, scrivendo The Raven King. Il che mi aveva preoccupato non poco, perché pensavo sarebbe passato a miglior vita. Ma poi, leggendo, ho pianto un po’ anche io e sono tornata in pace con me stessa e il mondo, per il momento.

Terzo motivo di incazzatura è la fine.

Ma che fine è quella? Più ci ripenso e più mi cadono le braccia. Non che sia un finale scontato, anzi, è proprio perché non lo è che le mie braccia hanno ormai raggiunto il fruttivendolo del piano di sotto. Pensate di sapere come finisce The Raven King? Ebbene, vi sbagliate. E l’epilogo? Ti pare un epilogo quello? A me serve una descrizione dettagliata di almeno 40 pagine sulla salute fisica e mentale degli altri personaggi! L’unico motivo per cui posso accettare un epilogo del genere è se c’è uno spin-off. C’è uno spin-off? Ditemi che c’è uno spin-off.


Quindi sì, ho aperto e chiuso il libro con la rabbia, ma ho anche provato tante altre cose leggendo, e alla fine la mia rabbia era solo disappunto per aver finito questa saga. Tranne quando mi sono arrabbiata per le pene di Adam e Ronan, quella era furia cieca e sfido chiunque a dire che non avrebbero entrambi meritato un trattamento migliore. Oddio, e adesso mi stanno tornando i feels per Derek Hale.

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