Recensione: Carry On - Rainbow Rowell


Buon pomeriggio lettori!

Come procede la vostra esistenza? Io spero vivamente di aver passato l’esame di oggi e, in caso, di riuscire a fare l’orale domani in giornata (perché gli esami di sabato sono una tortura inumana a cui nessuno dovrebbe essere sottoposto). In vista dell’esame ho passato il pomeriggio a vedere il season finale di Supernatural e ora sono emotivamente instabile. Quindi che momento migliore per recensire? Ho anche su la mia playlist depressa, quindi mettetevi comodi.




Titolo: Carry On
Autore: Rainbow Rowell
Editore: Non edito in Italia
Anno: /

Trama: Simon Snow è il Prescelto peggiore che possa essere mai stato prescelto. O almeno questo è quello che dice Baz, il suo compagno di stanza. E Baz può anche essere il diavolo fatto persona, un vampiro e generalmente un po' uno stronzo, ma forse ha ragione. La maggior parte delle volte Simon non riesce neanche usare la sua bacchetta, e se ci riesce finisce solo per dar fuoco a qualcosa. Il suo mentore lo ignora, la sua ragazza lo ha lasciato e c'è in giro un mostro che divora la magia e, per di più, ha la sua stessa faccia. Baz sarebbe divertito da questo ultimo fatto, se solo fosse venuto a scuola. È il loro ultimo anno a Watford e la peggior nemesi di Simon non ha avuto neanche il coraggio di farsi vedere!

Rating: 4/5



Sì, un altro libro inedito in Italia. Ma suvvia, non è colpa mia se le cose migliori restano all’estero. Vi giuro che leggo anche cose edite in Italia, talvolta. E vi dirò di più, a volte leggo anche cose scritte da italiani! Comunque, in Italia, di Rainbow Rowell, autrice di Carry On, abbiamo edito per Piemme Editori “Eleanor & Park”, con la più brutta copertina di sempre (di nuovo, che la Piemme non me ne voglia, ma non capisco perché in Italia cambiamo sempre titoli e copertine).
Degno di nota è anche il fatto che pensavo che Rainbow Rowell fosse un uomo:

Come facevi a credere che fosse un uomo? Un uomo che si chiama Rainbow?
Beh, ma dici LO arcobaleno, mica LA arcobaleno
(conversazioni intelligenti tra coinquiline)

Come ho già detto nel WWW Wednesday di questa settimana, ho iniziato Carry On per scherzo. 
L’ho iniziato senza mai aver letto Fangirl, che apparentemente svela molte cose sulla trama di Carry On. L’ho iniziato dopo aver letto la trama (molto vaga) su GoodReads e ho detto “Ah! Che ridere, ora me lo leggo”. 

Ero convinta che avrei riso tanto, ho detto ai quattro venti che stavo leggendo questo libro che chiaramente era Harry Potter e che sicuramente era la minchiata del secolo. Perché dai, non puoi prendere sul serio un libro che si propone come la fanfiction di una fanfiction di un romanzo che non esiste nella realtà e che è chiaramente una fanfiction di Harry Potter (e ora provate a dirlo 5 volte di fila velocemente e se vi esplode la testa non mandatemi i danni). 

Ma how the tables have turned, dopo il secondo capitolo già speravo in una trasposizione in film e già cercavo fanfiction (, le fanfiction di una fanfiction di una fanfiction di un- vabbè, avete capito). Al terzo capitolo, poi, ho iniziato a narrare alle mie coinquiline le avventure di Harry, Hermione e Cho Chang, e dell’improbabile triangolo amoroso Harry-Cho-Draco. Insomma, ho finito per leggere questo libro tutto d’un fiato e mi sono divertita sia a leggerlo che a raccontarlo. A+, 10/10, un’esperienza da ripetere. Se un giorno Rainbow Rowell dovesse pubblicare l'intera saga di Simon Snow, la prenderei senza battere ciglio.

La storia ruota intorno le vicende di Simon Snow (Harry Potter), il Prescelto, il suo gruppo di amici, che comprende Penelope Bunce (Hermione Granger) e Agatha (Cho Chang), e la sua nemesi Tyrannus Basilton Pitch, detto Baz (Draco Malfoy). Il libro si apre come potete immaginarvi: a settembre, sull’Hogwarts Express. Con l’unica differenza che stiamo andando a Watford e la parola magic è scritta con la k.

Già dalle prime pagine si delinea la vicenda: il mondo magico è in pericolo e l’unico che può salvare la giornata e andarsene con la sua principessa e il cavallo bianco è Simon. Solo che Simon è un po’ un inetto. Simon è letteralmente una bomba magica che cammina e la maggior parte delle volte non riesce a controllare la sua magia, finendo solo per fare disastri. E non solo la sua ragazza Amelia lo ha mollato, ma il suo compagno di stanza, nonché nemesi, non è rientrato a Watford e Simon non ha dubbi che stia cospirando contro di lui e contro il mondo. Insomma, non è un bel momento per essere Simon Snow. Ma se, magicamente parlando, Simon ha molti difetti, dal punto di vista umano è incredibile e non vedo l’ora che vediate come finirà per salvare la giornata. E andarsene sul suo cavallo bianco. Con o senza principessa.

Mi è piaciuto veramente molto come l’autrice ha giocato sulla trama base di Harry Potter ma modificandola di quel poco che l’ha resa veramente unica. Non lo so, forse ha messo in parole i miei sentimenti più reconditi su Harry Potter e sui mangiamorte, ma ha capovolto la situazione in una maniera tale che quasi quasi ero dalla parte dei “cattivi”.


Inutile dire, poi, che ho amato follemente come ha costruito i suoi personaggi. Sì, io li ho semplificati associandoli ai personaggi di Harry Potter, con cui, effettivamente hanno dei tratti in comune, ma sono molto di più. Mi è piaciuto come ha descritto la presa di coscienza dei propri sentimenti, il conflitto interno a se stessi, quell’odi et amo che, in fondo, è alla base di tutte le relazioni umane. Non è stata una smielata storia d’amore e mi è piaciuto leggere di come i due in oggetto (cavolo, voglio dirlo ma non voglio spoilerarlo) si siano avvicinati e abbiano preso coscienza l’uno dell’altro nell’unico modo che conoscevano: l’antagonismo. È come se nessuno gli avesse detto che potevano amarsi, ed odiarsi era l’unica via percorribile (cavolo, mi sa che comunque ho spoilerato). 

Mi ha fatto poi molto piacere vedere l’umanità del Prescelto: molto spesso infatti sono solo descritti come infallibili e invincibili. Leggere di un Prescelto che salva la giornata ma poi soffre di disturbi post-traumatici mi ha fatto piacere, e non perché mi diverta vedere cose brutte accadere ai personaggi che amo. Ma vedere un Eroe che soffre di PTSD ti aiuta anche un po’ a capire che va bene non essere sempre al massimo, che va bene stare male. E forse, di tutto il libro, questa è la cosa che mi è piaciuta di più.

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