sabato 9 aprile 2016

Recensione: Raven Boys - Ladri di sogni

Buonasera lettori! Come state?
Io ho mal di testa e voglia di passare alla Feltrinelli ma le mie finanze sono costantemente ristrette e quindi ho optato per passare il pomeriggio a casa. Anche perchè ho molto da studiare e poco tempo prima degli esami. Che male di vivere.
Preparando questa recensione mi sono accorta che nell'edizione italiana "Raven Boys" è tradotto come "Ragazzi Corvo" e mi è passato un brivido bavido buh. La tristezza inaudita delle versioni italiane continua a lasciarmi di stucco ogni volta. Con ciò non voglio dire che io saprei fare di meglio, anche perchè tradurre è una delle cose che mi piace di meno fare (e ho pure una laurea in lingue, sono una persona orribile), ma certe traduzioni italiane lasciano veramente molto a desiderare...



Titolo: Raven Boys - Ladri di Sogni
Autore: Maggie Stiefvater
Editore: Rizzoli

Anno: 2014

La magica linea di prateria è stata risvegliata e la sua energia affiora. I ragazzi corvo, un gruppo di studenti della scintillante Aglionby Academy, sono sulle tracce del mitico re gallese Glendower, che dovrebbe essere nascosto nelle colline intorno alla scuola. Con loro c'è Blue, che vive in una famiglia di veggenti tutta al femminile. A lei è stato predetto più volte che quando bacerà il ragazzo di cui sarà davvero innamorata, questi morirà. Sulle prime sembra che il suo cuore batta per Adam, ma forse è Gansey quello che ama davvero... Intanto Ronan s'inoltra nei suoi sogni, da cui può uscire di tutto. Del resto è uno che ama sfidare il pericolo. Mentre il tormentato Adam, con un passato pesante alle spalle, s'inoltra sempre più in se stesso, cercando una sua strada nella vita. Nel frattempo c'è un individuo sinistro che è anche lui sulle tracce di Glendower. Un uomo pronto a tutto.






Quanto mi stava sulle palle Blue nel primo romanzo della saga? Molto. E quanto mi è stata sulle palle durante il secondo? Un po’ di meno, ma siamo comunque a livelli molto alti per una protagonista. Anche se continuo a nutrire dubbi in proposito del suo essere o meno protagonista.

Avevamo lasciato il primo volume con Adam che aveva risvegliato la linea di prateria, con Glendower che era ancora un’idea lontana e con Ronan che confessava di aver tirato fuori il suo corvo da un sogno. 
La storia di “I ladri di sogni” si concentra sul potere nascosto di Ronan, che poi tanto nascosto non è, di poter appunto, far apparire nella realtà le cose che sogna. I ragazzi della Aglionby (più Blue, che continua ad essere inutile ai fini della trama) sono ancora alla ricerca di Glendower e si ritrovano a dover fare i conti con la sparizione di Cabeswater e con un grigio individuo che è stato incaricato di trovare il Greywaren.

Personaggio centrale del secondo volume della saga di The Raven Boys è quindi Ronan, che con il suo caratteraccio sembra aver fatto una strage di cuori tra le lettrici. Me compresa, lo ammetto. In questo secondo volume, l’autrice si concentra di più su di lui e finalmente si vede Ronan per quello che è e non solo come “l’amico problematico di Gansey, quello con il padre morto” (per distinguerlo dall’amico problematico di Gansey, quello con il padre che lo picchia). Mi ha fatto molto piacere vedere come il personaggio sia rimasto caratterizzato come nel primo libro. Con ciò non voglio dire che non c’è stato una crescita interiore, ma che è trita e ritrita l’immagine del bad boy dal passato tragico e con un pizzico di PTSD, la cui maschera va in frantumi e si rivela lo stesso ragazzino che era 10 anni prima (ma con la barba). Capisco benissimo che è un meccanismo narrativo che attira molte ragazzine e accende i loro istinti materni, ma sminuisce molto anche i personaggi e sono contenta che la Stiefvater non abbia trattato (per il momento) così Ronan. In questo volume, infatti, nonostante si veda una sua parte più dolce (molte virgolette) soprattutto con il fratello minore e la madre, ritroviamo il Ronan sarcastico e impulsivo del primo volume. Abbiamo lo stesso personaggio che viene sì a patti con sé stesso, ma il cui sviluppo interiore non determina un retrocessione. Voglio dire, chiaramente Ronan è un ragazzo difficile e il lettore è in grado di individuare cosa c’è che non va nel suo comportamento. Noi non sappiamo come fosse prima della morte del padre, ma sappiamo dalle parole di Gansey che era una persona completamente differente. Tutto porterebbe a credere che la soluzione naturale della storia sia un Ronan tornato al punto di partenza, felice e spensierato. Invece no, il Ronan che abbiamo alla fine di questo romanzo è un personaggio cambiato, ma uguale. Un personaggio che ha preso tutto il fango che gli è stato tirato addosso, tutte le cose brutte, e le ha accettate e grazie a queste è cresciuto. Non vorrei sembrare troppo Tomasi da Lampedusa ma, anche se tutto è cambiato, tutto è rimasto com'è.

Altro grande sviluppo di questo secondo volume si ha nel personaggio di Adam, che si è finalmente liberato dalla sua prigionia. Purtroppo sembrerebbe una liberazione solo fisica, perché si vede come Adam sia ancora legato ai suoi fantasmi e alla figura paterna, come non possa smettere di rivivere in loop la prima volta che il padre lo ha picchiato. A questo si aggiunge anche un altro peso psicologico per Adam, il timore della perdita della sua libertà. Il suo sacrificio per risvegliare la linea di prateria era stato proprio quello, la libertà. Per praticamente tutto il libro, Adam vive nell'angoscia e nell’anticipazione di questa perdita: non sa quando accadrà, non sa come accadrà e teme. Non è nel suo carattere chiedere aiuto quindi lo vediamo come fluttuare in questo stressante limbo del non sapere. Sarà solo verso la fine del libro che riuscirà a liberarsi da quest’ennesima prigione e dovrà farlo con le sue forze, rivelando nuovamente una forza di volontà come nessun altro personaggio nel libro.

Meno spazio è invece dedicato a un sempre più confuso Gansey, che vorrebbe baciare Blue ma non può, che vorrebbe aiutare Ronan e Adam ma non può, che vorrebbe trovare Glendower ma non riesce. Poco spazio ha anche Blue (per fortuna). Se nel primo libro avevo provato a trovarle un ruolo nel contesto extratestuale, nel secondo volume rinuncio e vi dico che non ha ruolo alcuno, non ha utilità alcuna se non spezzare il cuore ad Adam. Ho letto molte recensioni in cui si tessono le lodi di Blue e la maestria della Stiefvater nel ritrarre il suo personaggio e non posso non trovarmi in disaccordo. Dalla stessa penna da cui sono nati personaggi come Persephone, Calla e Neeve (che per quanto poco spazio abbiano avuto, sono comunque dei signori personaggi) ci si aspetterebbe grandi cose per la protagonista e non solo innamorarsi e prima o poi, nel grande schema delle cose, uccidere Gansey. Però, come ho già detto prima, l’ho odiata meno in questo secondo volume, ma forse solo perché ha avuto molto meno spazio.

Ho apprezzato invece l’antagonista di questo secondo volume, un hit-man tutto- fare con una passione per la poesia anglosassone e che mi ricorda un po’ i romanzi di Stephen King. L’ho apprezzato talmente tanto, questo grigio signore che ho sperato non morisse e spero (addirittura!) torni nel terzo volume.


Non mi sentirete dirlo spesso, ma questo secondo volume l’ho trovato migliore del primo, quindi non posso non consigliarvelo. Spero solo che il terzo volume continui sulla buona strada e che lo spazio dedicato a Blue sia sempre più piccolo.

E voi, cosa ne pensate di questa saga? Fatemi sapere!

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