Recensione: The Raven Boys

Buonasera lettori!

No, non sono morta, nonostante le 5 ore e mezza di treno tra Roma e Venezia ci abbiano provato. In realtà, ho solo avuto un blocco del lettore molto lungo a causa del libro in oggetto. La nostra storia è stata intensa e travagliata, lasciate che ve la racconti.



Titolo: The Raven Boys
Autore: Maggie Stiefvater
Editore: Rizzoli
Anno: 2013
È la vigilia di San Marco, la notte in cui le anime dei futuri morti si mostrano alle veggenti di Henrietta, Virginia. Blue, nata e cresciuta in una famiglia di sensitive, vede per la prima volta uno spirito e capisce che la profezia sta per compiersi: è lui il ragazzo di cui s'innamorerà e che è destinata a uccidere. Il suo nome è Gansey ed è uno dei ricchi studenti della Aglionby, prestigiosa scuola privata di Henrietta i cui studenti sono conosciuti come Raven Boys, i Ragazzi Corvo, per via dello stemma della scuola, e noti per essere portatori di guai. Blue si è sempre tenuta alla larga da loro, ma quando Gansey si presenta alla sua porta in cerca di aiuto, pur riconoscendolo come il ragazzo del destino non può voltargli le spalle. Insieme ad alcuni compagni, Gansey è da molto tempo sulle tracce della salma di Glendower, mitico re gallese il cui corpo è stato trafugato oltreoceano secoli prima e sepolto lungo la "linea di prateria" che attraversa Henrietta. La missione di Gansey non riguarda solo un'antica leggenda, ma è misteriosamente legata alla sua stessa vita. Blue decide di aiutare Gansey nella sua ricerca, lasciandosi coinvolgere in un'avventura che la porterà molto più lontano del previsto.



Tutti mi hanno parlato molto bene di questo libro quindi sono partita con l'idea che fosse un libro fantastico. Certo, la trama mi scoraggiava un pochino, perché gli YA con i triangoli amorosi mi fanno venire il latte alle ginocchia, come si suol dire. E The Raven Boys ha tutte le carte in regola per diventare uno YA con un triangolo amoroso. Quindi potete capire la mia reticenza nel comprarlo.
Ogni tanto lo intravedevo in libreria, lo sfogliavo e lo rimettevo nello scaffale. Poi ho trovato il sito dell’autrice, che offre la lettura gratuita del prologo al primo libro della saga. L’ho letto e ho detto sayonara.
Come già detto, la mia risoluzione è durata poco, e, trovato un ebook a buon prezzo, mi sono buttata nella lettura.

Devo ammettere di essere partita con un doppio pregiudizio. Da un lato, era positivo: c’era quest’idea diffusa della grandiosità di questo libro, quindi pensavo fosse veramente bello e ad ogni virgola partiva un mio applauso mentale. Dall’altro, un po’ più negativo, soprattutto nei confronti della protagonista. O presunta tale.

Blue Sargent compare già nel prologo, e viene presentata come una ragazza normale ma appartenente ad una famiglia di donne dai poteri psichici. E già nel prologo viene detto a chiare lettere chi sarà il suo primo e vero amore, cosa che urta non poco la mia sensibilità di lettrice. Infatti non posso non leggere dietro ad ogni parola, dietro ad ogni azione, il fatto che lei si metterà con LUI. Mi sento come se il sapere questa cosa, mi stia togliendo l’oggettività di giudizio. Volete sapere perché? Perché a me non piacciono gli YA romantici, cosa che credo di aver detto tre volte solo in questo post. Ma non mi piacciono più che altro perché non ho ancora trovato un’autrice, o un autore, che sia in grado di dipingere il personaggio della ragazza come se fosse un essere umano normale e non qualcosa che vive in funzione del desiderio sessuale represso e travagliato di lui. Che non dico essere il caso della saga di The Raven Cycle o di Maggie Stiefvater, perché ammetto di non aver letto nessun altro dei suoi libri. Dico solo che, sapendo che Blue si innamorerà inevitabilmente di lui, non riesco a giudicare oggettivamente e ad apprezzare il suo personaggio.
C’è anche il fatto che Blue, di per sé, è un personaggio un po’ inutile, che sembra essere stato messo lì solo per sfizio e per rendere la cosa meno gaia. Anzi, più che inutile, direi che la sua utilità non è nella trama di per sé, non è utile ai suoi amici, quanto al lettore. Blue è l’unica a non avere poteri sovrannaturali in una famiglia di donne chiaroveggenti. L’unica sua dote psichica è il riuscire, solo con il suo esistere, a rendere più chiare le visioni delle altre. Secondo me, questo è vero anche ad un livello trasversale, nel senso che tramite Blue, noi lettori riusciamo a capire di più sia gli altri personaggi che la trama stessa. Tutte le informazioni riguardo Glendower e la ricerca dei ragazzi passano anche attraverso la famiglia di Blue, e attraverso i suoi capitoli, noi riusciamo a conoscere di più, a fare un piccolo passo avanti.
Ciò non toglie, che ai fini della trama, è un personaggio inutile. Per il momento. Perché nei primi capitoli dice di sentire come una parte di sé più grande e più curiosa tentare di prendere il sopravvento: e se questo è ciò che deve succedere, spero succeda presto. Perché se non dovesse accadere, Blue rimarrà una Jane Doe, un personaggio né carne né pesce, modellabile sul momento a piacere del lettore (della lettrice), un mezzo per poter dire “vai, prendi lei e entra nella storia e innamorati del tizio figo”. Che esattamente ciò che non cerco da un libro. Da un videogame giapponese magari sì, ma non da un libro.
Blue a parte, la trama è veramente intrigante e tanto di cappello al resto dei personaggi.

La storia ruota attorno ai quattro Raven Boys, Gansey, Adam, Ronan e Noah, alunni di un prestigioso liceo di Henrietta, Virginia, e così chiamati per l’emblema a forma di corvo sulle loro divise. I quattro sono alla ricerca di Glendower, un antico nobile del Galles, che, secondo la leggenda, esaudirebbe un desiderio di chiunque lo risvegli dal suo sonno eterno. Per fare ciò i quattro seguono le Ley Lines, le linee di prateria, che possiedono poteri magici e spirituali (e che sono apparentemente una cosa vera riscontrabile nella realtà sulle quali sono stati svolti molti studi). La storia è raccontata da vari punti di vista, il che è molto comodo perché si riesce ad apprezzare a pieno i vari personaggi, ma al tempo spesso è un po’ irritante se non sopporti la protagonista. Si è sempre un po’ tentati di saltare i suoi capitoli, un po’ come quelli di Bran in A song of Ice and Fire.

Gansey, il cui vero nome è troppo lungo perché io me lo ricordi e totalmente estraneo ai fini di questa recensione, è l’erede di una ricca famiglia ed è la mente e il motore dietro a tutta la ricerca. Ha molto carisma e non c’è niente che non riesca a non ottenere sfoggiando la sua parlantina. Se dobbiamo trovargli un difetto, è che è totalmente privo del senso del denaro. Viene da una famiglia ricca ed è sempre stato in grado di ottenere tutto con uno schiocco delle dita e una strisciata della carta di credito. Trovare Glendower per lui significa trovare qualcosa di più grande di me e te, e nel farlo dimostrare se stesso, far vedere di non essere solo un nome. Gansey non cerca i tre desideri della lampada magica di Aladino, Gansey cerca la lampada magica per dimostrare di poterlo fare e si sente come in dovere di farlo, di fare qualcosa di grande semplicemente perché ne è in grado dal punto di vista economico.
Adam è l’opposto di Gansey. Viene da una famiglia difficile, con un passato travagliato e un presente che lo è ancor di più. Cresciuto in una casa che può essere definita a stento come tale, ha un padre abusivo e madre remissiva, una borsa di studio parziale e tre lavori per potersi mantenere gli studi. Sa cosa significa il sacrificio e proprio per questo è molto orgoglioso, e temo che la cosa lo metterà ben presto nei casini. Per Adam la ricerca di Glendower è la promessa per una vita migliore: trovarlo significa ottenere il favore promesso e smettere di essere Adam Parrish, essere finalmente al pari con i suoi amici.
Ronan è un po’ un pezzo di merda, non c’è altro modo di descriverlo. È rude e perennemente arrabbiato col mondo, parla fluentemente il latino e il sarcasmo. Che la sua sia tutta una facciata si intravede e volte lo si sottintende, ma non si capisce quanto sia veramente una maschera e quanto il vero Ronan. Non contribuisce molto alle conversazioni e vive più in se stesso che nel mondo esterno: il lettore arriva a conoscerlo più attraverso i pensieri e le parole degli altri che attraverso Ronan stesso. Per quanto riguarda Glendower, lui lo sta cercando solo perchè Gansey lo sta cercando. E Ronan per Gansey arriverebbe in cima al mondo.
Last but not least, abbiamo Noah, personaggio inquietante da pagina uno fino al momento in cui, con un colpo di scena niente male, finalmente capisci perché ti aveva fatto venire i brividi per più di venti capitoli.
E in tutto ciò abbiamo due antagonisti, un diabolico professore di latino, anche lui alla ricerca di Glendower, e una zia troppo dedita alla magia nera che segue la sua personale agenda di supercattiva.
Affiancati da vari personaggi minori, in primis tutta la famiglia di Blue, che nonostante la loro relativa marginalità nella storia sono personaggi a tutto tondo caratterizzati molto bene, i Raven Boys +1 si ritrovano in un mondo in cui la magia è reale e non sempre piacevole, un mondo in cui ci si può fare male e in cui non si risparmia la morte.

Se avete letto fin qui e se sono almeno minimamente riuscita a farvi apprezzare la trama di questo libro, potete (spero) allora capire la mia irritazione nei confronti di Blue. A rischio di essere ripetitiva come un disco rotto, ne ribadisco l’inutilità: in una costellazione di personaggi rifiniti e particolari, solo lei è lì come un non-essere, quasi passiva nel suo essere la protagonista di un libro. Quasi mi viene da chiedermi se sia proprio questa passività il suo punto di forza, se qualcosa debba nascere dal suo non-essere. Perché è troppo banale per essere casuale e mi rifiuto di credere che un’autrice in grado di creare personaggi come Ronan e Adam (i miei piccoli, grandi Soli) ne abbia creato uno come Blue solo per soddisfare il desiderio delle lettrici di vedere un triangolo amoroso. Perché, ahimè, c’è.

In sostanza, ho amato e odiato questo libro e fino alla penultima pagina ero convintissima che non avrei letto il seguito. Poi c’è stato un bel colpo di scena da parte di Ronan e le mie risoluzioni sono andate di nuovo a farsi friggere.

Avrò fatto bene? Ai posteri l’ardua sentenza.

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