giovedì 18 febbraio 2016

Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo

Buonasera lettori! 
Sono reduce di una lunga giornata all'università, che si è conclusa con una gita alla Giunti, un misero bottino e tante nuove aggiunte alla mia infinita lista di libri da leggere. Sono tornata a casa con "La strada biblioteca" di Murakami, di cui mi sconfifera l'idea di prendere anche l'edizione giapponese, anche se il mio portafoglio piange alla sola idea. Attualmente sto leggendo "The Raven Boys" di Maggie Stiefvater e devo ancora capire i miei sentimenti al riguardo.
Intanto, come prima recensione vi porto Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo!




Titolo: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo
Autore: Benjamin Alire Saenz
Editore: Loescher
Anno: 2015

Di solito i romanzi parlano di protagonisti “normali” che vivono avventure straordinarie. Questo è un romanzo al contrario, che ci rivela quanto è normale la vita di due ragazzi “speciali”: Aristotele e Dante. Dall’estate del 1987, nella città di El Paso, in Texas, seguiremo la più sensazionale delle scoperte umane: la crescita. Dal microcosmo della famiglia – con le sue regole, i suoi silenzi e le sue rigidità – al ring della scuola, fino allo sconfinato orizzonte della “vita di fuori”, quella che attende tutti tra aspettative e paure. Aristotele e Dante scopriranno i segreti dell’universo dentro se stessi, e finalmente accetteranno di amarsi. 


Inauguro il blog con lo stesso libro con cui ho inaugurato il mio ebook. 

Acquistato perché il solo titolo contiene Dante, Aristotele e l'universo (e chi sono io per dire di no a Dante), letto tutto d'un fiato e amato perché non si può non amare.

Di solito non mi piacciono molto gli Young Adult e soprattutto quelli che nell'edizione italiana vengono riproposti come romanzi di formazione. Sarà un po' per semplice rifiuto del fatto che gli venga dato proprio quel nome, un po' per uno strano mio antagonismo nei confronti del bildungsroman tedesco e compagnia bella. Brutti ricordi legati al liceo? Forse.
Ma questo libro! Questo libro mi ha fatto ricredere! Leggerlo è stato come sentire mio padre darmi una cinquina e cordialmente suggerirmi di pensare alle cose prima di aprir bocca (che non è un avvenimento così remoto e solitario nel tempo come l'uso di questa similitudine potrebbe far pensare). Potrei addirittura sentirmi motivata a dare una seconda chance a Stendhal e sarebbe tutto merito del caro signor Benjamin. Forse.

Ma passiamo ai fatti.

L'autore è il già citato caro signor Benjamin, che all'anagrafe risponde al nome di Benjamin Alire Saenz, e questo è uno dei suoi libri più famosi, nonché uno dei due editi in Italia. Lui, poeta e scrittore americano, è l'uomo dal volto più pacioccone del mondo (e al tempo stesso spaventosamente simile al mio professore di lettere delle scuole medie). 

Il libro? Beh, il libro è qualcosa che ti trascina nella sabbia del deserto senza viveri né acqua, ti getta nel pieno della tua adolescenza e ti lascia lì stordito a chiederti il perché delle cose. Poi torna, ti guarda come si guarderebbe un vecchio amico, ti prende per mano e te lo spiega.

La storia è quella di Aristotele e Dante, che condividono, oltre a una certa crudeltà da parte dei rispettivi genitori nella scelta del nome del nascituro, una calda estate in una cittadina al confine tra Messico e Stati Uniti. Lì si conoscono e da quel giorno sono amici. Aristotele è solitario, pessimista e con tanta rabbia dentro. Dante, invece, dentro ha il mondo: è l'opposto di Ari, solare e allegro.
La trama si snoda intorno alle vite dei due, alle loro vicissitudini fisiche e ai loro processi mentali. Mia madre direbbe che gran parte del libro è composto dalle pippe mentali dei protagonisti, ma per fortuna questo non è il blog di mia madre.
Quello che compone e fa di questo libro uno dei miei preferiti è l'approccio psicologico, il sottobosco di temi che fanno così poco Young Adult e che credo abbiano fatto sì che la storia di Aristotele e Dante fosse amata un po' da tutti. Tra le righe si legge la difficoltà dell'ambiente in cui vivono, la violenza, gli effetti devastanti della guerra sulla salute mentale delle persone. Vi si legge il degrado, la discriminazione, la delinquenza giovanile, e soprattutto la difficoltà di venire a patti con se stessi, di accettarsi e essere in grado di accettare. E quello che mi ha colpito di più, perché non si trova spesso negli YA, è che non è solo l'adolescente che deve imparare. Di solito l'adulto detiene la verità e io lettore inveisco contro la stupidità del protagonista. Qui no. Qui l'autore è stato in grado di far vedere che tutti siamo stupidi a modo nostro, per un verso o per l'altro. È stato in grado di mostrare come l'età sia effettivamente solo un numero, che tutti, grandi e piccoli, non smettiamo mai di imparare, e non dovremmo mai smettere ci cercare di conoscere noi stessi e gli altri. È stato in grado di presentarti tutti i personaggi con i loro pregi e difetti, di metterti una mano sulla spalla e dirti: "Guarda, c'è qualcosa che non va lì?". Ha voluto letteralmente prenderti per mano e mostrarti il mondo, rendendo facile immedesimarsi in tutti i personaggi e rendersi conto che tutti avessero qualcosa da apprendere, che tutti potevano redimersi e cambiare: i genitori di Ari, quelli di Dante, Dante, Ari.

Non vi sto a dire del fatto che ha vinto più di 20 premi, perché spero di aver reso l'idea della grandiosità di questo volumetto. Vi sto però a dire che, qualche giorno fa, il caro signor Benjamin ha annunciato un sequel che potrebbe chiamarsi "Aristotle and Dante destined to share more summers" e io non vedo l'ora di abbracciarlo e professargli amore eterno.

martedì 16 febbraio 2016

Cinque motivi per cui non dovresti leggere

Fin da bambini vi hanno detto che leggere è la medicina dell'anima. E se tutto d'un tratto vi dicessero che leggere fa male alla salute?


  1. Leggere può causare dipendenza. Al pari del fumo o delle droghe, la lettura può causare dipendenze anche gravi. Sono molti i casi in cui il lettore accanito rinuncia ad attività tipiche della vita sociale per continuare la lettura. Causata dalla dipendenza è anche la perdita di sonno, collegata alla cosiddetta sindrome del "giusto un altro capitolo". Per curare queste dipendenze non sono stati ancora creati centri di recupero idonei. Il malato si ritrova quindi a far fronte da solo a questa difficile situazione, dalla quale può risultare anche molto complicato uscire.

  2. Leggere può provocare allucinazioni. Alla lobby degli editori piace chiamarla "immaginazione" e dire che esiste a prescindere, ma sfido chiunque a dire che durante la lettura non abbia visto passarsi davanti agli occhi scene o personaggi vari di un libro. Al pari delle droghe più potenti, gli effetti allucinogeni di un libro possono durare anche qualche giorno e influire negativamente anche sul sonno e sull'attività onirica.

  3. Leggere può portare a stati di depressione avanzati. Questi possono derivare dalla fine di un libro o dalla morte di un personaggio. Il lettore tende infatti a creare legami poco salutari con personaggi fittizi fino al punto da percepirne la morte come se a mancare fosse stato un proprio caro.

  4. Leggere può essere veicolo di malattie infettive, come la cultura e la morale. Studi dimostrano l'esistenza di portatori sani, che nonostante il frequente contatto con i libri sembrano rimanere immuni alle nefaste malattie ad essi associate.

  5. Leggere può degenerare nello scrivere. A questo segue spesso l'idea che qualcuno sia interessato a ciò che il lettore scrive e ciò può sfociare nell'apertura di blog dedicati ai libri e, in casi estremi, addirittura in un lavoro retribuito.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...